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Intelligenza Artificiale e algoritmi di profilazione. Gli imperativi etici.

In breve

Avendo a che fare con amici networker e investitori digitali nella nuova DeFi finanza decentralizzata, mi sono spesso occupato, nella mia attività di ricercatore in diritto dell'informazione e dell'informatica, di vari argomenti che vanno dalla indicizzazione, spaziano nel nuovo marketing automatizzato e arrivano alla profilazione, attualmente correlata agli algoritmi di Intelligenza Artificiale.


Avendo a che fare con amici networker e investitori digitali nella nuova DeFi finanza decentralizzata, mi sono spesso occupato, nella mia attività di ricercatore in diritto dell'informazione e dell'informatica, di vari argomenti che vanno dalla indicizzazione, spaziano nel nuovo marketing automatizzato e arrivano alla profilazione, attualmente correlata agli algoritmi di Intelligenza Artificiale. Ho già detto delle enormi potenzialità dell'Intelligenza Artificiale nello sviluppo della Società 5.0 quale esito della quarta rivoluzione industriale in atto, spiegando perché si pone come fondamentale trampolino di lancio per la produttività e leva per la competitività. I nuovi algoritmi di profilazione sono un grande vantaggio per l'efficienza del marketing diretto, per la personalizzazione delle offerte, dei prodotti e dei servizi, per il miglioramento complessivo dei processi produttivi, ma comportano anche rischi per gli effetti indesiderati sulla libertà di pensare, di decidere ed autodeterminarsi dei singoli individui, potendo provocare ingiustizie sociali e discriminazioni. Già il Regolamento UE 2016/679, meglio noto come GDPR General Data Protection Regulation, sulla protezione dei dati personali, prevede limiti e regole specifiche per la tutela da trattamenti di dati personali che pregiudichino i diritti delle persone. Il consenso dell'interessato, anzitutto, è il requisito essenziale affinché l'attività di profilazione posa aversi legittimamente. Al di fuori di questo caso che resta pressoché teorico nell'attuale società dell'informazione multimediale, il trattamento di profilazione, per essere lecito, deve essere necessario per la conclusione o l'esecuzione di un contratto o per il perseguimento di un legittimo interesse del titolare. Ma è su questo punto, considerata l'ampiezza della previsione, che potranno sorgere controversie. Al Considerando 47 del Regolamento appare la frase finale: "Può essere considerato legittimo interesse trattare dati personali per finalità di marketing diretto". Non resta che fare una ponderazione caso per caso al ricorrere di determinate circostanze. Link utili

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Per fortuna c'è l'art. 21 "Diritto di opposizione", che riconosce il diritto di opporsi al trattamento dei propri dati personali per finalità di marketing diretto, anche per la previa profilazione. All'art. 22 "Processo decisionale automatizzato relativo alle persone fisiche, compresa la profilazione" si ribadisce che, in linea di principio, l'interessato ha il diritto di non essere sottoposto a una decisione basata unicamente sul trattamento automatizzato, compresa la profilazione, che produca effetti giuridici incidenti in modo significativo sulla sua persona, con la salvezza delle già precisate eccezioni. Benché non preveda tra gli interessati minori, tale norma deve essere letta in coerenza con i considerando 38 e 75 che li considera tra le "persone fisiche vulnerabili", per cui parrebbe opportuno astenersi da ogni loro profilazione per finalità di marketing. Preliminare al marketing diretto e quindi correlato al concetto di profilazione è il targeting, che riguarda in particolare gli utenti dei social media. Valgono anche qui le considerazioni già fatte sul consenso dell'interessato oppure il legittimo interesse del titolare, ma i confini della responsabilità tra il social media provider e il targeter, che operano congiuntamente, sono tracciati dalle Linee Guida dell' European Data Protection Board che prevedono una contitolarità del trattamento e delle responsabilità quando abbia per entrambi le stesse finalità. Per il resto gli imperativi etici in materia derivano dai diritti già sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, richiamati dalla Comunicazione 8. 4.2019 del Parlamento europea intitolata "Creare fiducia nell'intelligenza artificiale antropocentrica", in cui si prevedono, nel rispetto dell'autonomia umana e in un'ottica di prevenzione dei danni, sette principi: 1. sorveglianza umana 2. robustezza e sicurezza 3. privatezza e gestione dei dati 4. trasparenza 5. diversità e non discriminazione 6. benessere sociale e ambientale 7. responsabilità Tutto ciò nella cornice degli obiettivi che la Commissione europea stabilisce per i prossimi cinque anni e che si basano su: • tecnologia al servizio delle persone; • economia equa e competitiva; • società aperta, democratica e sostenibile. Si tratta di princìpi e obiettivi che portano ad una riduzione dei costi dei vari servizi come i trasporti, l'energia, l'educazione, lo smaltimento dei rifiuti, la sanità. Per concludere, laddove un'azienda volesse sviluppare algoritmi di profilazione, dovrebbe tenere conto, oltre che del GDPR, di suddetti principi e imperativi etici e dovrebbe informare i suoi clienti sul fatto che interagiranno con un sistema di Intelligenza Artificiale invece che con altri essere umani. Il libro bianco sull'intelligenza artificiale del 19. 2.2020 ha già segnato l'impostazione europea nella trasformazione digitale della società. Il Parlamento europeo ha poi istituito, nella seduta plenaria del 18 giugno 2020, la AIDA Artificial Intelligence in the Digital Age, organismo che studia l'impatto e le sfide dell'introduzione dell'intelligenza artificiale, individuerà obiettivi comuni a livello europeo e proporrà raccomandazioni sulle migliori vie da percorrere. In questo periodo storico di crisi pandemica che interessa l'intero pianeta tale transizione digitale diventa vieppiù importante per la compressione dei diritti legati al trattamento dei dati personali dovuti al Covid-19 e all'utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale a fini preventivi. * Avv. Giovanni Bonomo – CIO di A.L. Assistenza Legale

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